| Nei famosi anni cinquanta, quelli
della rinascita di un po' tutta l'Italia, in valle la viabilità precaria
teneva le città lontane e le onde radio, rimbalzando tra
le crode, giungevano a singhiozzo. Il tempo si era fermato! Nei
giorni di festa o in quelli di celebrazioni particolari, i fassani
indossavano gli abiti per l'occasione: gonne lunghe e scure,
pieghettate finemente, ravvivate da ampi grembiuli a fiori, grandi
scialli dalle lunghe frange annodate. I maschietti si pavoneggiavano
in gilè rosso fuoco con rifiniture dorate, pantaloni aderenti
chiusi sotto il ginocchio, cappelli imponenti spesso adorni di
fiori e pennacchi. Lentamente rifiorirono sgargianti i colori
e le danze, come avviene sempre dopo un buio e freddo inverno.
Ma... c'è sempre un...ma! La dolce pausa finì,
i tempi imponevano nuove mode, tutto cominciò a tornare
nei cassetti, dimenticato, addirittura buttato. Adeguarsi era
anche giusto, ma perchè dimenticare? I restii ai cambiamenti,
i nostalgici e chi ne coglieva l'aspetto culturale, non mancavano
e capitanati da Tita Agnol Piasech di Canazei iniziarono l'opera
di studio e di ricostruzione di costumi balli e usanze. Il gruppo
si consolidò con l'entusiasta adesione di elementi delle
frazioni di Gries, Alba e Penia ed è tutt'ora più folto
e pimpante che mai! |
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