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Cartina

Se la caccia nel mondo ha origine con l'uomo, nelle Dolomiti, per ovvi motivi di sopravvivenza, i primi esploratori e le prime guide alpine furono proprio i cacciatori. Le leggi su questa attività risalgono ai tempi di Cecco Beppe, quando L'Austria era sovrana e la Val di Fassa ancora Tirolo. Gli austriaci, in fatto di leggi venatorie, erano un secolo avanti a noi. Se nelle valli Ladine la selvaggina è in costante aumento, lo si deve alla legislazione austriaca e alla sua metodica venatoria rimasta intatta nel tempo e aiutata dall'autonomia regionale.
Nel 1884 il tribunale di Vienna affidava ai singoli comuni la salvaguardia del proprio territorio e del proprio patrimonio  faunistico. Al giorno d'oggi non è cambiato molto, anzi, le regole sono più severe.
Nel 1936 si forma la prima "Sezione Cacciatori Canazei" con 42 associati di cui 14, tramite appositi esami, hanno conseguito la nomina di "Esperti", col compito di accompagnare gli altri, di controllare e di decidere quale capo abbattere. Il sistema di "Caccia di Selezione" dà la precedenza ad animali ammalati o con evidenti problemi fisici. La quantità dei capi da abbattere, per ogni Comune, viene decisa dopo minuziosi censimenti, da parte di guardacaccia provinciali. Con questo sistema, in valle si possono ancora ammirare cervi, mufloni, stambecchi, caprioli, camosci, volpi, tassi, marmotte, lepri, scoiattoli, ermellini, coturnici francolini, galli cedrone e forcello, con un ritorno dell'aquila e dei rapaci che assieme a stambecchi e marmotte restano severamente protetti.

   foto Fassa Media Comunicazioni - testo Roberto Cavulli